La notizia della prima trasmissione di una malattia potenzialmente letale da un fungo allâuomo ha innalzato il livello dâallerta: dobbiamo davvero preoccuparci?
Le pandemia batteriche sono una delle principali preoccupazioni della comunitĂ scientifica, giĂ prima della diffusione del Covid-19. Basti pensare che lâorganizzazione mondiale della sanità è nata nel 1947, al termine della Seconda guerra mondiale, anche allo scopo di prevenire infezioni planetarie come la Spagnola.
Non è un caso, dunque, che prima del 2019, nei vari report annuali venivano presentati studi sui possibili rischi di una diffusione planetaria di una malattia generata dal salto della specie, esattamente ciò che è capitato in Cina alla fine del 2019. I coronavirus sono infatti oggetto di studio da decenni e prima del covid-19 epidemie come quelle generate dalla Sars e dalla Mers avevano già allarmato la comunità scientifica.
Ma è possibile che unâepidemia abbia origine dalla trasmissione di spore fungine? La letteratura scientifica in tal senso è scarna e si pensa che la possibilitĂ di trasmissione di malattie potenzialmente letali da fungo a uomo sia molto rara. Tra i milioni di funghi conosciuti è noto come il piede dâatleta, la tigna e il mughetto siano in grado di contagiare lâuomo, ma anche che questo contagio non è letale.
Da qualche tempo è stata scoperta la possibilità di contagio anche dalla Candida Auris. Proprio questa ha destato non poche preoccupazioni, visto che questa varietà di fungo è resistente agli antimicotici finora sviluppati. Generalmente causa la candidosi, ma può capitare che porti anche alla formazione di infezioni che sono letali in un caso su tre.
Nei giorni scorsi sono stati pubblicati i risultati dello studio sulla prima infezione diretta di un uomo da parte del fungo chondrostereum purpureum. Questa varietĂ di fungo è conosciuta per via della malattia che solitamente trasmette alle piante decorative, una malattia che risulta letale â qualora non trattata in tempo â sia per i fiori che per le piante dai quali nascono. Lâinfezione che arreca alle piante è conosciuta con il nome di âMalattia del fiore dâargentoâ o âMal di piomboâ per via del colore che assumono le piante infettate.
Il primo uomo ad essere stato infettato da questo fungo è un micologo 61enne indiano. Un paio dâanni fa, mentre lavorava, questo si è accorto di avere difficoltĂ a deglutire, tosse, malessere generale e voce rauca. Non avendo solitamente problemi di salute, lo studioso si è subito allarmato e si è recato in ospedale per accertamenti. In un primo momento si è pensato ad unâinfezione batterica, ma grazie ad una tomografia computerizzata si è scoperto che aveva in gola un ascesso pieno di pus.
I medici hanno quindi effettuato dei test di laboratorio sul pus trovato nella trachea. Da questi hanno scoperto che allâinterno della secrezione câerano delle ife fungine, ovvero dei filamenti funginei causati dallâinfezione. A quel punto il caso è stato sottoposto allâOrganizzazione Mondiale della SanitĂ , la quale ha scoperto tramite il sequenziamento del Dna dellâuomo che era stato infettato dal chondrostereum purpureum.
La scoperta permette di aggiungere questa varietĂ di funghi tra quelli che possono infettare direttamente lâuomo. Dunque aggiunge un capitolo di letteratura scientifica che potrebbe essere utile nella diagnostica di casi simili. La buona notizia è che il micologo è stato curato. Prima con il drenaggio dellâascesso e successivamente con antimicotici: la malattia è stata debellata in due mesi. A distanza di due anni dalla guarigione, lâuomo non presenta alcuna traccia della malattia.